tradimenti
TORINO ANNI 70 cap. 23
17.10.2025 |
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"Mia madre mi prepara un buon caffelatte, io lo mangio volentieri con i cereali o ci inzuppo il pane fresco, quando mio padre rientrando dal lavoro, me lo fa trovare..."
Tornato in macchina le feci l’ineluttabile domanda:” di chi era la lingua?Lei, si rannicchiò sul sedile con le spalle alla portiera, la mini salì più in alto, mettendo in primo piano lo scoscio, fino all’inguine.
Mi guardava senza parlare.
Eravamo in una zona buia. Neanche un lampione che illuminasse la strada e la scena.
Cercai di accendere la luce nell’abitacolo ma lei non me lo permise.
Quello che mi aveva annunciato, era lì a portata di vista, ma la poca luce me ne impediva la visione.
Però, era a portata di mano, cercai risalendo la coscia morbida e liscia di giungere al sito agognato.
Lei abbasso le gambe e mettendosi seduta mi disse:” metti in moto e andiamo.
Resisti finché arriviamo a casa tua”.
Mi stava cuocendo a fuoco lento.
Misi in moto e mi avviai, ripetendo la domanda:” di chi era lingua?
Mi rispose dicendo:” prima, rispondi tu alla mia domanda.
Perché le hai promesso di aiutarla con Giampiero?
Non mi sembra, che tu abbia una buona opinione di Clara.
Che fai con Giampiero, gli racconti balle? O gli dici cosa pensi veramente di lei?
A me, ha fatto una buona impressione, la trovo matura, adulta.
È una donna con le palle, che mette in pratica il concetto di uguaglianza sessuale in tutte le sue sfaccettature.
Non si nasconde dietro la retorica della brava ragazza, pronta a fare la moglie ubbidiente e di facciata”.
“Certo”, risposi io:” Ha un modo tutto suo di praticare il verbo femminista, “la figa e mia e la gestisco io”, la dà a tutti.
Anzi, la dà a tutti quelli che le possono assicurare un altissimo benessere, sposandola.
Almeno è questo che lascia trasparire.
Tu non la conosci come me.
La tua è fiducia senza conoscenza.
Adesso rispondo alla tua domanda.
La sponsorizzo perché, per una volta voglio crederle.
Mi ha detto che è follemente innamorata.
E non mira al vile denaro.
Solo, che non credo bastino l’amore e i buoni propositi, a convincere Giampiero che sia la donna giusta per lui e decidersi di sposarla”.
Vedremo io cercherò di essere imparziale, parlerò di lei con obiettività”.
“Io penso, invece, che tu, piuttosto, sia prevenuto e incazzato, perché in tutti questi anni, ti sei sentito scartato, come gli altri del vostro gruppo, che davate per scontato, il becero motivo, che eravate troppo squattrinati per aspirare alla irraggiungibile dea e quindi non averci manco provato, nonostante foste tutti attratti da lei.
Ora, dopo che Massimiliano la scopata senza che lei abbia preteso nulla da lui, è caduto il tabù che avevate costruito.
Hai realizzato che non la dà solo a chi ha i soldi”.
“Vedo che conosci Clara quasi meglio di me. Chi ti ha erudito”
“Massimiliano”, rispose lei:” mentre ballavamo mi ha dato alcune informazioni su di voi. Quanto basta per essermi fatta un’idea.
E adesso cerco di rispondere alla tua domanda con una premessa.
Tu hai un irrisolto con Clara. E io, che ti voglio bene, vorrei poterti aiutare. Nel solo modo che io, al momento, possa accettare.
“La lingua era la mia”.
Come, il biglietto con il mio numero di telefono che le ho passato mentre le infilavo la lingua.
Se mi telefona le spiego come penso di risolvere il tuo, il mio e il suo problema prima che ritorni con Giampiero.
Io da donna certe cose le sento.
Da come ti guardava, lei ha la stessa voglia di scopare con te, di quanta ne hai tu di fare sesso con lei, soprattutto dopo che hai saputo di Max.
Solo che lui lo ha fatto di nascosto a Simona, mentre tu, se va come dico io, lo farai con me consapevole.
La mia lingua era un messaggio.
Aspetto una risposta adeguata, poi ci organizziamo.
Lei non è una ragazzina come me e Carla.
A me piace un sacco, è matura e ricca di esperienze, mi piacerebbe vederti all’opera con lei. E lei, all’opera con tutti e due.
Voglio vedere se ha una certa predisposizione.
La sua stretta di mano e le sue labbra sulle mie, da come ha reagito sono state, per me, un segnale inequivocabile”.
Alessia continuava a stupirmi. Anzi non mi stupivo più.
C’era comunque un suo non detto che stavo piano piano interiorizzando.
Ormai, in me si faceva forte il convincimento che lei volesse sviluppare, con il mio aiuto, tutte quelle esperienze che le permettessero poi, di volare libera.
Per questo si facevano strada, in me, molte domande.
Chissà se questo volo prevedesse la mia presenza?
Mi stava usando? Ero io che usavo lei? O era un mutuo scambio?
Eravamo al servizio l’uno dell’altra? Chi traeva benefici maggiori?
Erano domande che volevo sviluppare con lei ma non ora.
Stanotte la mia testa pensava ad altro.
Intanto avevo parcheggiato e stavamo entrando in casa.
La prima cosa che disse fu:” Ce l’hai il necessario per farti la barba”?
Le risposi:” Tu questa la chiami barba? A me basta un po’ di schiuma e un rasoio usa e getta e in tre minuti la barba e fatta.
Anche sotto come ben sai non sono molto peloso. Quindi ci sbrigheremo in fretta”.
Lei ridendo:” ho notato, me ne sono accorta dal tuo petto villoso ben rasato”.
“hai poco da ridere. Intanto il mio petto non ne ha bisogno di rasatura. Noi in famiglia, siamo tutti, quasi senza peli.
Ed io che amo le teorie del cazzo, ti informo che i miei antenati sono stati i primi a scendere dagli alberi, abbandonare la foresta e correre nella savana.
Noi stiamo correndo nella savana da molto tempo prima di quelli che assomigliano alle scimmie e che ancora non si sono liberati dei peli superflui.
Siccome nel futuro dell’uomo è prevista la perdita di tutti i peli, noi siamo generazioni avanti, siamo già nel futuro”.
Dissi ridendo io.
Si era tolta il golfino e rideva insieme a me.
Mi riporto alla realtà la voce di Pino il proprietario del bar che mi diceva;” Sandro che ti servo? stamani stai sulle nuvole? È tre volte che ti rifaccio la domanda”.
Ero dentro il bar, tavola calda, prospicente la mia azienda.
Ci ero arrivato incolume, ed era un miracolo, non mi ricordavo la strada che avevo fatto e neanche dove avevo parcheggiato la macchina.
Il pensiero di quello che era successo dopo, mi aveva mandato in estasi.
Ordinai una spremuta d’arancia una fetta di torta alle nocciole e una bottiglietta d’acqua naturale, da portare via.
Guardai l’orologio, erano solo le otto, nel bar non c’era nessun collega.
Consumai in fretta, non volevo vedere nessuno. E mi avviai.
Stavo per prendere la chiave per aprire il portoncino d’ingresso.
Quando, sentii il click della serratura che scattava.
Entrai, Anna era già lì, in piedi dietro al bancone, si stava togliendo il golfino nero.
Anche lei, pensai.
Sotto il golfino aveva una camicia bianca, ma non era trasparente e sicuramente portava il reggiseno.
Avrei voluto dirle, vieni di qua perché ti nascondi dietro il bancone fatti vedere come ti sei abbigliata anche di sotto.
Non dissi nulla, tanto l’avrei chiamata nel mio ufficio e mi sarei goduta la sua passerella.
Pensai, stesso profumo, stesso vestiario, anche se le due erano una l’opposto dell’altra in alcune cose si somigliavano. La mia curiosità mi spingeva a cercare cosa avessero in comune e le differenze.
Intanto non conoscevo molto nemmeno Alessia, con Anna, per la conoscenza, dovevo impegnarmi un po’ di più, in pratica non conoscevo nessuna delle due e dissi:” ma lei non va mai al bar al mattino a fare colazione”?
“No, faccio colazione a casa, trovo che sia meno costosa e più buona.
Mia madre mi prepara un buon caffelatte, io lo mangio volentieri con i cereali o ci inzuppo il pane fresco, quando mio padre rientrando dal lavoro, me lo fa trovare.
Trovo che sia molto più sostanziosa e dietetica del cappuccino e cornetto e mi permette di saltare il pranzo mangiando un frutto o uno yogurt”.
La salutai e mi avviai, mentre suonava il campanello.
Lei aprii, entrarono Pietro e Nicola, non li vedevo ma li riconobbi dalla voce nel salutare, non c’era Silvia.
Rimasi fermo nel corridoio con la mano sulla porta del mio ufficio.
Nicola rivolto ad Anna chiese:” che fai a mezzogiorno vieni a mangiare con noi”?
Lei rispose di no. Si era portata il pranzo e lo consumava in ufficio.
Senza preoccuparsi di farsi sentire da Anna, mentre si avviavano, Nicola ad alta voce disse a Pietro di rassegnarsi che, con Anna, lui non aveva speranze.
Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia di Anna, perché, di sicuro aveva sentito il commento.
E anche il seguito del discorso tra i due.
A quanto sembrava, l’interessato ad Anna era Pietro.
Questa curiosità si univa alle altre.
Dovevo trovare un modo per soddisfarle tutte.
Entrai nel mio ufficio, mi sedetti, accesi il mio terminale e la seconda sigaretta della giornata.
Stavo cercando di moderare la quantità di fumo, perché incallito fumatore.
Avevo cominciato a fumare da bambino, a undici anni la prima sigaretta.
Erano gli anni che, le sigarette si compravano sfuse, andavi al tabacchino chiedevi tre Stop con filtro 39 lire o 5 Nazionali senza filtro 45 lire e il tabaccaio le infilava in una bustina e te le dava, anche se eri praticamente un bambino.
Questo quando avevi le 50 lire da sprecare in fumo. Se no andavi a scrocco.
Oggi che il denaro non mi manca, il vizio impera e mi porta ad esagerare. Vorrei smettere. Ma rimane solo, nei buoni propositi.
Tutte le sere dopo l’ultima prima di addormentarmi mi riprometto, domani smetto.
Invece al mattino un caffè e la prima sigaretta.
Lo squillo del telefono mi fece trasalire.
Anna:“ Sandro c’è una persona che cerca di te, dice di chiamarsi Enrica”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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